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Vargo Marian: Il Cinico e
L'Acqua Santa
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Quando uscii dall’appartamento, sbirciai nelle due direzioni
consentite e non notai nulla. Ma era già scesa la sera e dunque in
quel vicolo senza luci e sotto la pioggia mi era impossibile capire
se ci fosse qualcuno appostato. Avrei preferito essere Neo di Matrix
in quel momento e poter vedere il codice che componeva l’universo.
Rimasi fermo cercando di captare qualche rumore sospetto, ma
esisteva solo lo sciacquio incessante della pioggia e il brusio di
sottofondo del traffico cittadino. Mi lanciai in avanti cercando di
imitare un’azione del film, ma inciampai malamente in un bidone
della spazzatura e caddi faccia a terra nell’acqua melmosa del
viottolo.
Che figura di merda. Grazie a dio nessuno aveva assistito alla mia
performance, o almeno quella era la mia speranza.
Il traffico scorreva lento, un lungo serpente bianco e rosso che si
confondeva sotto il liquido spettrale che cadeva dal cielo. Rimasi
più nascosto possibile, evitando le insegne luminose e i lampioni
lungo la strada. Ero pronto a estrarre la pistola in qualsiasi
momento, ma nessuno sembrava interessarsi a me.
La chiesa più vicina era a un isolato da lì. Attraversai la strada
attendendo persino il verde e raggiunsi l’edificio di culto. Temetti
per un istante di trovare il portone chiuso, ma, con sollievo,
constatai che era ancora lasciato libero accesso ai fedeli.
L’odore delle candele mi investì oltre ad un vago sentore di incenso
misto muffa. Aveva un’unica navata centrale e un unico fedele seduto
poco distante dal crocifisso. Immaginai non potesse essere uno degli
scagnozzi satanici, perché eravamo su suolo consacrato. Queste
parole mi ricordavano tanto Highlander.
Aprii la valigetta, scostai il doppio fondo e presi il contratto
cercando di non far cadere nemmeno una delle mazzette. Non so dire
perché le avessi tenute, ma mi tenevano allegro. Mi avvicinai ad una
delle vasche contenenti acqua santa.
“Fossi in lei non lo farei,” disse una voce.
Era Mirka Paletta. Indossava ancora i vestiti del funerale, aveva un
vago sorriso accennato sul viso e nella mano destra impugnava una
pistola.
“Be’, noto con piacere che ha degli argomenti validi con cui
obiettare,” dissi senza perdere il mio aplomb.
“La smetta di fare il buffone e mi passi la valigetta.”
“Perché dovrei?”
“Perché le sto puntando una Smith & Wesson direttamente al cuore,”
rispose e il sorriso si allargò. Con quella espressione da predatore
era ancora più affascinante. Non dubitavo che mi avrebbe sparato
senza pensarci due volte.
Con quell’atmosfera e con indosso il fido impermeabile alla matrix,
chissà come mai, mi sentivo invincibile. Avvicinai di qualche
centimetro il foglio all’acqua santa.
“Non sto scherzando, signor Marian,” mormorò lei con tono sensuale.
Si avvicinò facendo rumoreggiare i tacchi per tutta la navata e mi
puntò la canna della pistola alla tempia.
“Vedo,” sottolineai.
“Mi consegni immediatamente quel foglio,” aggiunse categorica.
Dietro di lei notai un movimento furtivo e alle sue spalle apparve,
come se si fosse teletrasportata, Nelia. Con un gesto fulmineo le
cinghiò la spalla e Mirka Paletta cadde a terra priva di coscienza.
Aveva usato la presa di Mr. Spock in Star Trek, non potevo crederci.
“Ho sempre pensato che quella presa fosse un’emerita stronzata.”
“Un semplice grazie può bastare.”
Sorrisi.
“Grazie, ma hai rischiato molto a seguirmi.”
“Nessuno mi ha seguita, tranquillo.”
In realtà non ero mai stato così calmo in vita mia. Era forse
l’atmosfera surreale di quella chiesa e la presenza congiunta della
donna che amavo, ma mi sentivo bene, come se stessi compiendo il
gesto più importante di tutta la mia esistenza. E forse era così.
“Avanti, distruggi quella schifezza.”
Annuii e immersi il foglio di carta nell’acqua santa. Lo lasciai
affondare e... non accadde nulla di nulla.
Guardai Nelia, perplesso.
“Mmh, fatti un taglio al dito, immergilo e tocca il foglio.”
Estrassi il coltellino svizzero multiuso da una tasca
dell’impermeabile e mi incisi superficialmente l’indice della mano
destra. Ne stillò un’unica goccia di sangue.
Immersi la mano nell’acqua, era stranamente tiepida. Toccai il
foglio e l’acqua si ghiacciò all’istante. Guardai Nelia, un po’
impaurito, ma lei sorrise e mi fece cenno di aspettare.
Dopo due secondi l’acqua sublimò passando direttamente allo stato
aeriforme dissolvendosi in una nuvola di vapore.
La vasca era vuota e anche il contratto era sfumato. Mi aspettavo
qualcosa d’altro, tipo luce divina da una delle vetrate con cori
angelici annessi, invece non accadde più nulla.
Mi voltai per condividere il mio trionfo con Nelia, ma anche lei
sembrava essersi dissolta come l’acqua santa. Dov’era finita, non
avevo sentito nessun rumore, che fosse solo una visione? Certo, e
come aveva fatto a stendere Mirka...
A terra non c’era nemmeno il corpo della signora Paletta. Cos’era
successo? Com’era possibile che Nelia se la fosse caricata in spalla
e fossero sparite in meno di due secondi?
Guardai la valigetta, e, com’era ovvio accadesse, i soldi del
monopoli si erano tramutati in soldi veri.
Mi rivolsi al crocifisso, parlai a dio per la prima e ultima volta
nella mia vita.
“Va bene, questa volta sono stato uno strumento nelle tue mani, ma
che sia la prima e l’ultima volta. Non accetto imposizioni
dall’alto, sia ben chiaro.”
La statua appesa non proferì parola. D’altronde io non ero Don
Camillo.
Chiusi la valigetta, uscii dalla chiesa e mi lasciai tutto alle
spalle.
Avevo un’altra missione da compiere: convincere l’assicurazione.
Mi venne da ridere. |