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Questo mondo
sotterraneo è stupefacente, il vecchio aveva ragione, il popolo che ha
costruito queste stanze e questi edifici, oltre ad avere conoscenze
sublimi di architettura ed ingegneria, doveva anche avere una vena
artistica notevole.
Oltre la stanza dove abbiamo seccato i due esseri plantiformi, si apre un
immensa caverna che si perde sopra le nostre teste, e mi chiedo quanto ci
siamo addentrati nel cuore della terra, per avere sopra di noi così tanto
spazio. Ma forse il tutto e ricavato all'interno di un rilievo molto alto.
All'interno di questa caverna enorme è stata costruita una città. Ma non
una cittadina di fortuna con quattro mura e una stalla, ma una vera è
propria metropoli, degna dei migliori fasti dell'impero romano.
Dopo la prima stanza, siamo scesi per una lunga scalinata, addentrandoci
in questa vasta caverna, e davanti a noi, a poco a poco, sono apparsi in
tutto il loro splendore gli edifici di questa immensa città sotterranea.
Il tutto è illuminato da una strana fluorescenza, tant'è che le torce sono
state spente. La strana luce irradiata nell'atmosfera somiglia molto a
quella creata in una notte di luna piena. Tutto ha riflessi bluastri e
fiabeschi, questa strana irradiazione non fa altro che aumentare il
mistero e la bellezza di questi edifici che sorgono a perdita d'occhio e
danno l'impressione di proliferare all'infinito.
La tribù avanza comunque cautamente tra le strade lastricate di questa
sontuosa città sotterranea, mille domande affollano la mia mente poco
capiente e nessuna ha una risposta. Come sempre è il vecchio a rispondere
ad alcuni di questi dubbi, come se mi leggesse nel pensiero.
"Era un grande popolo, questa è solo una delle innumerevoli città che
vedrai qui sotto, avevano creato un mondo autosufficiente qua sotto per
nascondersi dalle creature che vivano in superficie chissà, o forse perché
il mondo all'aria aperta era diventato invivibile per chissà quale
catastrofe."
"Chissà perché si estinsero . . ."
"Non si sono estinti, sono i nostri antenati e le creature che hai visto,
oltre a quelle che probabilmente incontreremo, sono esperimenti genetici
fatti da quel popolo, e proprio il loro ardire in quel campo lì portò alla
rovina."
Quando questo parla non posso fare a meno di toccarmi i gemelli ogni
volta, mi domando comunque come faccia 'sto vegliardo a sapere . . .
"Nel girovagare del mio popolo per queste edifici fantasma, ho ritrovato
dei vecchi documenti che in parte spiegano la follia dei nostri
predecessori. Le creature da loro create presero il sopravvento, loro
credevano che non potessero riprodursi, in realtà non era così, e
l'esperimento gli sfuggì di mano."
Miiii, praticamente come Jurassick park o uno dei libri di Koontz.
"Fortunatamente in superficie le cose erano ritornate alla normalità e la
maggior parte di loro si sparse per il globo, perdendo buona parte delle
conoscenze acquisite e il ricordo di questa loro culla."
Ok, però tutto ciò non mi rilassa, i loro stronzi esperimenti genetici ora
fanno festa qui tra queste strade in penombra e non è bello, no no, da un
momento all'altro potrebbe saltare fuori qualcosa, oramai mi aspetto di
tutto, dal vaso di gerani assassino all'elefante aspiratutto. Di luce ce
n'è a sufficienza, certo, però buona parte di quello che ci sta intorno si
perde nella penombra per poi sfociare nella oscurità.
Comunque il popolo avanza lentamente, come un lento migrare di un enorme
fiume. Le guardie sono sempre vigili e attente a scrutare ogni angolo da
cui può giungere il pericolo.
"Per quanto tempo dovremo rimanere qua sotto?" domando al vecchio.
"Finché la nostra scorta di acqua e viveri comincerà a scarseggiare,
finché riusciremo a respirare l'aria di queste caverne."
Sempre sintetico lui, in termini di tempo quindi non so se ci starò un
giorno, un mese o un anno.
Improvvisamente si sente un rumore lontano, come uno sciabordio di acqua
contro una parete, poi invece si trasforma in un ticchettio che rimbalza
contro le pareti degli edifici e si ripete ritmicamente ogni due secondi.
Le guardie guardano nervosamente in alto, da dove il suono proviene. Tutti
guardano verso l'alto innervositi, anch'io lo faccio ma non vedo un
accidenti di niente.
Il ticchettio cessa per una decina di secondi, per poi riprendere un po'
più vicino di prima. I nervi sono a fior di pelle. Si sente uno stridio,
poi un suono metallico, come se una sbarra di ferro sfregasse contro un
muro.
All'improvviso da sopra le nostre teste, cadono delle ombre e lo stridio
di qualche secondo prima si fa più intenso e ripetuto. Degli esseri dalla
forma scimmiesca ci cadono addosso. Qualcuno grida, le guardie lanciano il
segnale d'allarme. Alcune di quelle creature atterrano in mezzo al popolo,
imbraccio il mio golden rail. Riesco a vederne bene una, assomigliano a
dei babbuini, solo che la faccia è umana, mio dio, sono degli uomini
scimmia, sul petto hanno un globo rosso che gira, si trasforma, crea
strane forme.
Kazzo, cadono dal cielo come mosche, dieci, venti, forse trenta di quelle
bestie. Partono alcuni colpi di rail, ma le creature sono molto veloci. Il
vecchio ulula un comando e il popolo si posiziona in assetto difensivo, le
donne e i bambini si nascondono sotto i carri e sotto tinozze di legno
forate, altri si rifugiano negli edifici.
Una di quelle bestie stridenti però riesce a catturare un bambino e compie
un salto degno di Sara Simeoni ai tempi d'oro. Miro, ma ho paura di
prendere anche il bambino. La madre grida disperata, il bambino strilla e
piange con un braccio peloso e schifido intorno al collo. Non oso pensare
cosa possano farne di un cucciolo di umano. Cmq vada se non intervengo il
bambino muore lo stesso, allora miro alla testa della bestia così da non
prendere il bambino.
Sparo, ma accidenti, è troppo veloce quell'affare, lo manco di mezzo
chilometro. Anche altri guerrieri hanno assistito alla scena e tentano di
colpire la bestia col pupo. Molti altri però sono impegnati a difendere le
postazioni di difesa del popolo.
Merda, non deve portar via quel bambino, sono accreditato come eroe da
questa gente o no? Corro verso lo scimmione brutto brutto, ma nel mentre
un altro mi si para davanti sganasciando le sue zanne affilate. Cosa aveva
detto il vecchio della riproduzione? Gli sparo un calcione nel bassoventre
e funziona, quello ulula di dolore, si tiene il tutto e comincia a
saltellare in modo grottesco finché un rail non lo apre in due.
La bestia col pupo sta fuggendo via troppo velocemente, mi sembra già
troppo lontano, fortunatamente scopro che il mio golden rail e dotato di
zoom. Lo tiro fuori (lo zoom, che avevate capito) , ci butto l'occhio e lo
regolo. La bestia saltella di qua e di là, zigzagando come un qualsiasi
quaker esperto farebbe.
Ce l'ho, sparo e splash, lo becco. Caccio fuori un ululato di vittoria che
nemmeno io m'aspettavo, ma subito un altro scimmione è pronto a saltare
addosso al bambino. E no, e che kasso. Miro di nuovo, lo manco di un pelo,
ma probabilmente il bestio prende paura perché si gira verso il punto dove
è giunto il colpo, sgrana gli occhi e scappa via. Forse a convincerlo è
stato il corpo maciullato del compagno di merende.
Sento il pianto del bimbo giungere fino a me. Corro in quella direzione:
se piange, vuol dire che è vivo e presumibilmente sano. Prima che possa
raggiungere il pupo però, mi si para davanti un'altra di quelle creature,
però questa ha qualcosa di più imperioso nel portamento e ha un ciuffo
rosso sopra la testa. Ho idea che sia il capo branco.
Beh? Chissenefrega, mi è davanti, mi sbarra la strada, parte un ennesimo
colpo di rail che apre il due il bellimbusto come un melone maturo. Non
appena il presunto capobranco corre incontro a morte certa, cala un
silenzio innaturale intorno agli edifici. Poi uno stridio sferraglia
nell'aria, assomiglia ad un grido di dolore. Tutte le bestie skifose,
spariscono da dove sono giuste.
Urka, vuoi vedere che ho fatto fuori il loro capo e questi si sono kagati
sotto? Beh, sta di fatto che se ne vanno.
Supero quel che resta di ciufforossobellimbusto e raggiungo il bambino. In
un primo momento non lo trovo, poi dai gemiti mi accorgo che quel ammasso
di carne e sangue che ancora si agita sotto il bestio fraggato non è un
riflesso nervoso postumo dello stesso, ma il bambino di cui sopra, lordo
dei pezzi di ciò che era la creatura.
Lo acchiappo, cerco di ripulirlo un po' e i suoi occhietti appena mi
vedono, smettono di secernere lacrime.
In fondo alla via sento chiasso, urla e applausi. Guardo là e il popolo mi
acclama ancora una volta, sono il loro eroe, e credo che incominci a
piacermi, per dio.
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