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Sangue sul Quad - 9° Capitolo
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In una zona ben lontana da dove è apparso il grunt-alter ego Km sorge un castello del tutto simile a quello in cui sta girovagando il medesimo. Solo che questo è sorvegliato giorno e notte da truppe armate di rail con una strana skin nera-oro-amaranto e con una K infuocata sul petto. Ci sono guardie sulle otto torri del castello e 4 ad ogni lato, che marciano sulle mura.
All'interno centinaia di torce illuminano saloni enormi sorvegliati da altre guardie armate di rail grigio-oro. Vadauhser sta camminando in uno di questi saloni per raggiungere la sala del trono. Giunge all'alto portale e le due guardie scattano sull'attenti. Quando entra trova Kormack, l'imperatore supremo, intento a confabulare con uno dei consiglieri. L'imperatore s'accorge solo in un secondo tempo della presenza di Vadauhser.

"Che notizie mi porti?"

Il capo della guardia si inchina davanti al suo imperatore.

"Supremo, nelle terre abbandonate, nel castello di Ashar, il goliath posto a guardia è stato distrutto, le due guardie e il multidog uccisi. Non siamo riusciti ancora ad identificare e localizzare il nemico."

"Mmhh, non è opera della resistenza?"

"Signore, non erano mai riusciti a sconfiggre il goliath."

"Vadauhser, manda immediatamente la guarnigione più vicina, scova i ribelli e distruggili."

"Agli ordini!"

Vad scatta in piedi, saluta il suo re e, con un elegente dietrofront di mantello svolazzante, se ne va.

"Chiamami Deval, subito!" ordina Kormack rivolgendosi al consigliere.

"Immediatamente, supremo!"

Quello scatta via come una molla e dopo pochi minuti riappare con un uomo alto, capelli brizzolati tagliati corti che indossa una camicia hawaiana, bermuda fantasia e sandali infradito.

"Deval, ma come minkia sei vestito?"

"Stavo perfezionando una nuova simulazione olografica per l’intrattenimento psionico del corpo di guardia."

Deval schiaccia un tasto all’interno della camicia e la sua skin ritorna normale, uguale a quella di Vad, ma solo con i gradi del primo ufficiale scientifico.

"Mi avevi detto che in questi giorni avevi notato una distorsione nel flusso temporale."

"Sì, più che una distorsione, un’alterazione anomala dei valori del tessuto spazio-tempo."

Kormack fa una smorfia e sbuffa. "In parole povere?"

"Potrebbe essersi aperto un varco dimensionale."

"Che implica?"

"Tutto o niente."

"Cazzooooo!!"

"Qualcosa o qualcuno può essere passato dal varco e/o viceversa. Oppure niente e nessuno è passato."

Kormack alza gli occhi al cielo. "Probabilità?"

"Impossibile stabilirlo, non dispongo di dati sufficienti."

"Ok Deval, puoi andare."

L’ufficiale s’inchina e se ne va. Kormack si ravana le parti basse con vistosa angoscia e chiama a sé un servo.

"Chiamami il gran sacerdote."

Il servo scatta in direzione del tempio. Dopo pochi attimi appare il religioso vestito con una tunica rosso-argento.

"Mio signore."

"Rileggimi un po’ quella storia lì."

"Come desideri."

Dalla 101a profezia di Arkel –

La fine verrà e avrà le sembianze di un uomo di un altro mondo. Forte la sua legge, potente la sua mano. Morirà mille e poi mille volte, ma sempre tornerà e dietro le sue spalle lascerà solo distruzione e morte per i suoi nemici.

"E’ chi è costui? Un Dio?" chiede Kormack.

"No, è solo figlio di un altro mondo."

"Per cui?"

"Può violare alcune leggi fisiche della nostra dimensione."

"Tipo?"

"Di più non so, le scritture ne parlano in modo vago."

"Ok, puoi andare.

Il sacerdote s’inchina e se ne va con passo strascicato. Kormack si alza dal trono e s’avvicina ad una delle finestre a guglia che danno sul suo vasto impero. Là fuori c’è un nemico, forse invincibile. Una ruga gli segna la fronte:

E’ forse giunta la fine?
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Scendo più di 100 scalini prima di giungere ad un cunicolo stretto e buio. Sento uno sgocciolio d’acqua e in effetti dopo un po’ che cammino il cunicolo s’allaga. L’acqua, man mano che avanzo, diventa sempre più alta, finché ad un certo punto m’arriva quasi alle caviglie (uhahahaahah).

All’improvviso il cunicolo s’allarga in una grotta, ovviamente allagata. Oltre il bordo del tunnel da cui provengo l’acqua si fa veramente profonda, tanto che non vedo il fondo. Alla mia sinistra c’è una barca. Qualcosa mi suggerisce che devo salirci sopra per attraversare la grotta. Così faccio e meno male che ci sono anche i remi, sennò avrei dovuto spingerla a braccia o a rockettate.

La grotta è in penombra, quindi c’è una fonte di luce, ma non capisco da dove provenga. Comincio a remare, riesco a vedere solo pochi tratti della volta della grotta: stalattiti che s’aggrovigliano come esseri striscianti. Il tunnel di roccia in alcuni punti s’abbassa o si restringe, ma la barca riesce sempre a scorrervi agevolmente.

Dopo un po’ noto che la velocità dell’acqua nel mio senso di navigazione è aumentata. Questo non può farmi che piacere, visto che remare era abbastanza faticoso. Il moto aumenta esponenzialmente e mi ritrovo a smettere di remare completamente.

La corrente si fa impetuosa, l’acqua spumeggia ai lati della grotta, ora devo faticare per non andare a sbattere contro le pareti regolando il moto dell’imbarcazione. Dopo pochi minuti a combattere contro la forza travolgente dell’acqua, sento lontano il rombo inequivocabile di una cascata.

"Che fare?"

L’unica è rimanere sulla barca e sperare in bene. La barca affronta le ultime curve tempestose quasi ribaltandosi e io sono impotente contro la furia dell’elemento.

La cascata è spettacolare, sfocia alla luce del giorno dal buio della caverna e cade giù forse per una cinquantina di metri. Punto i piedi sulla prua della barca e mi tengo ai bordi. Va giù dritta come un fuso. Attendo l’impatto. E’ tremendo: la barca si spatascia in mille pezzi, sento dolore dappertutto e poi un freddo tremendo. E’ l’acqua gelata. Non so quanto io sia sprofondato, ma mi metto ugualmente a nuotare verso l’alto.

Passano alcuni secondi , ma mi sembrano un’eternità quando incomincia a mancarmi l’aria. Emergo respirando aria fresca che al contrario mi infiamma i polmoni. La riva non è tanto lontana, la raggiungo in pochi minuti.

Una volta sdraiatomi sulla terra mi accorgo di non essere solo: ad un centinaio di metri da me avanza uno squadrone di soldati con una strana skin multicolore e con in braccio uno scintillante rail. Saranno una ventina circa, marciano in formazione e si dirigono proprio dalla mia parte. Non sembrano avere intenzioni amichevoli.

Difatti non appena mi vedono scatta un ordine e si sparpagliano. Constatato che non me ne frega un kazzo delle loro intenzioni, sparo un rocket ai piedi del primo che vedo. Quello lo scansa con eleganza e mi raila la fronte.

Tenebra. Freddo. Morte.
 

 

DadaX Productions 2001