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Risorgere è 100 volte più doloroso che morire. Prima mille aghi conficcati
nella carne, poi come se decine di mandibole aguzze facessero a pezzi il
mio corpo. Infine torna la luce, il dolore passa, lento scivola via come
un fiume di lava. Azz, mi ritrovo al punto dove ero apparso per la prima
volta: nella grotta, nell'acqua gelida. Per un attimo sono preda dello
sconforto, poi, rassegnato, nuoto verso la sponda.
Mi incammino verso l'uscita e ritrovo le frecce e la balestra. Mi sporgo
per un momento fuori, ma gli uccellacci non ci sono. Meno male: pensavo
che tutto si resettasse per cominciare da capo, visto che le armi sono
riapparse!!! Invece pare che gli eventi capitati prima della mia morte
siano rimasti tali.
Scendo a valle, per un momento sono tentato di cercare un'altra strada che
non conduca al castello, ma il sentimento di rivalsa è più forte, voglio
fare a pezzi la statua gigante. Se sono l'eroe, devo comportarmi da tale.
Riattraverso la foresta e stavolta le formiche si tengono a debita
distanza come se mi temessero. Giungo finalmente alla distesa erbosa: il
castello è ancora là, imponente e minaccioso. M'incammino sull'erba: ci
sono ancora le impronte che ho lasciato in precedenza. Arrivo sul ponte
levatoio e sento i passi rimbombanti della statua. Il portale è di nuovo
aperto. Mi avvicino ad esso senza far rumore e sbircio dentro. Vedo subito
il mio cadavere, o meglio, il cadavere del pelatone tranciato quasi a
metà. Dalla testa parte uno squarcio che arriva fino alla addome, sangue
poco o niente.
La statua si gira verso il portale, mi ritiro appena in tempo. Ho sei
frecce (lo so che di default sono cinque, ma nel capitolo precedente ho
sbagliato e gliene ho fatte tirare sei :-P). Spero che bastino. Aspetto
ancora qualche secondo, poi mi allungo nella fessura e guardo dentro. La
statua è a 4-5 metri girata verso il portale. Mi spara subito il raggio
dagli occhi. Mi tiro indietro, poi ritorno nella fessura e sparo dove
approssimativamente penso che sia.
La centro in pieno, anche perché non è difficile colpire un bersaglio così
grosso. Il colosso emette un gemito, un lamento strozzato. Vuol dire che
gli ho inflitto qualche danno? E' ciò che spero. Mi sporgo ancora nella
fessura e la statua sembra come impazzita. Gira e rigira, non sa da che
parte dirigersi. Appena appaio sulla porta però sa che deve distruggermi e
mi spara ancora il simpatico raggio.
Via, stessa tattica di prima: torno indietro e, blam, un'altra freccia.
Preso in pieno. Si lamenta, ma niente, non si sgretola nemmeno un pezzo. A
questo punto mi sono rotto le palle, balzo dentro e gliene assesto due in
rapida successione, manco avessi la haste. La statua subisce senza danni
apparenti, però si blocca nel centro della sala. Mi avvicino cauto,
rasentando il muro di sinistra che è freddo come ghiaccio. Il colosso
rimane immobile, gli occhi prima purpurei ora sono di un flebile arancione
intermittente. Gli passo vicino e non muove una pietra. Piano piano riesco
a raggiungere la scalinata. Appena muovo un passo sul primo scalino, la
statua si sgretola in sabbia finissima e in un attimo non rimane che un
mucchio di polvere.
Fiuuuu, tiro un sospirone di sollievo: non voglio morire un'altra volta,
troppo dolore nella resurrezione.
Salgo le scale, compiono una semicurva e si vanno a congiungere con le
scale che salivano da destra. Giungo davanti ad un altro portale alto
circa 4 metri. Lo spingo e si apre scricchiolando. Un'altra sala immensa,
lunga quanto l'altra, solo che questa ha due ali divise da un colonnato
per parte: su ogni colonna brucia una torcia. Un tappeto simile a quello
della sala d'ingresso copre tutta la lunghezza del pavimento. In fondo c'è
un altro portale. Guardo a destra e vedo il supershot gun che gira a
mezz'aria. Lo prendo. A sinistra ci sono due cartucce di bullets. Raccolgo
tutto. Sono tentato di rimanere lì a vedere quanto tempo ci mettono a
riapparire, ma l'inquietudine e la curiosità mi spingono verso l'altro
portale.
Giunto a metà del salone scopro che nelle due ali si aprono due porte più
basse di un metro rispetto ai portali. Dove vado? Bah, preferisco
proseguire verso quello davanti a me.
Appena c'arrivo scopro che è chiuso, ma cazz . . .. Per sana incazzatura
sparo con lo shotgun alla serratura. Niente, nemmeno si scalfisce. Torno
indietro borbottando imprecazioni colorite contro il creatore di tali
aperture. Provo la porta di destra, per fortuna questa è aperta. Per
sfizio vado a controllare anche l'altra. Aperta anche questa. Quale?
Decido di inoltrarmi in quella di destra, mi ispira più fiducia. Difatti
appena varco la soglia mi si apre il pavimento sotto i piedi e precipito
in una botola colma di spuntoni . . . nooooo . . . zacketé . . . morto . .
. no, no . . . dovrò risorgere un'altra volta e chissà dove.
Aargh, che dolore, non voglio più risorgere, fa troppo male, devo stare
più attento a dove infilo le zampe. Il dolore pian piano scema e riappaio
sul crocevia delle scale sopra il salone. Uff, meno male, non avevo voglia
di rifarmi tutta la strada.
Riapro il portale: lo shotgun è ancora lì che volteggia pigramente a
mezz'aria, anche le cartucce sono riapparse. Ripijo tutto. Stavolta
saltello verso la porta di sinistra. Mi avvicino cautamente, non voglio
altre sorprese. Qui sembra tutto normale: trovo un altro corridoio che
gira intorno ad una stanza, davanti a me un'altra porta (che palle!!). La
apro: una stanza rettangolare con mobili in legno, illuminata da una
strana fluorescenza delle pareti. Di fronte a me una cassettiera, a destra
uno scrittoio spoglio, a sinistra sulla parere un quadro raffigurante un
signorotto medievale. Sul pavimento un tappeto ornamentale color argilla.
Tento di aprire i cassetti, ma sono finti: il mobile è un blocco unico di
legno con disegnati i particolari. Mah, che presa per il culo. Sullo
scrittoio non c'è praticamente niente. Alzo il tappeto: solo pavimento.
Lo sguardo del tipo del quadro è inquietante, sembra seguire ogni mio
movimento. Bah, una mia impressione. Sposto la cornice: solo muro, anche
un po' screpolato. Rimetto a posto il quadro e la scena è cambiata: al
tipo medievale sono apparse le mani sulla cornice. Indietreggio sbalordito
(anche se niente dovrebbe sorprendermi ormai in 'sta dimensione). Il
signorotto si anima, scavalca la cornice e, sbop, smack, esce dal quadro.
Ma varda te!!! Ha gli occhi spupillati (without pupillas), rossi
fiammeggianti come tutti i cattivoni fino ad ora incontrati. Deve essere
una moda qui ! ! L'importante è che impugna una spadona mica da ridere.
Gli sparo con lo shotgun e sembra sorpreso di ciò, emette un grugnito di
disappunto e cerca di farmi una sfumatura alta con lo spadone. Io, per
convincerlo riguardo a ciò che penso di lui, gli ammollo un'altra dose di
cartucce. Stavolta il grugnito è di dolore: mi volta le spalle e si
rituffa, come se fosse una piscina, nel suo bel quadro. Lo osservo mentre
corre a gambe levate nella campagna che era alle sue spalle nel quadro. Ha
la calzamaglia tutta stropicciata, poraccio.
Mi gratto il crapone pelato, poco convito di quello a cui ho assistito,
faccio spallucce ed esco dalla stanza.
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