|
Il sentiero serpeggia giù fino a valle. E' una lunga scarpinata, ma quando
arrivo giù non sono per niente stanco. La foresta è molto fitta, talmente
tanto che al di sotto delle chiome degli alberi regna una penombra eterna.
Ho come l'impressione che migliaia di occhi mi osservino, che centinaia di
orecchie ascoltino.
Beh, da qualche parte dovrò pur andare, o no? M'incammino nella foresta,
uno strano silenzio vi regna, solo il ronzio di qualche piccolo insetto lo
spezza. Un silenzio spettrale che da i brividi, ma io sono il pelatone,
non ho paura; avanzo comunque cautamente.
C'è un sentiero appena accennato tra i vari arbusti che fuoriescono dal
terreno. Hanno strane forme 'ste piante, sembrano quasi mani deformi che
si contorgono verso il cielo, congelate, trasformate in legno da qualche
strano incantesimo.
Seguo il sentiero che si divincola tra i tronchi degli alberi, fa strane
curve, quasi a 180 gradi, come se fosse stato segnato da un esploratore un
po' brillo.
Comunque si avanza e, una volta inoltratomi nella foresta, incomincio a
sentire un rumore. Dapprima molto lieve, poi man mano sempre più forte.
Assomiglia un po' al tamburellio di bacchette di legno sbattute l'una
contro l'altra.
Avanzando gli alberi si diradano, ma le chiome di essi, stranamente,
creano ugualmente un tetto impenetrabile. Nella penombra vedo qualcosa
muoversi, poi distinguo chiaramente qualcosa. Un essere a sei zampe che
assomiglia in tutto e per tutto ad una formica. E' enorme, lunga forse tre
metri e alta quanto me. Sta trasportando qualcosa . . . uh, è un pezzo
dell'uccellaccio che ho silurato prima. Rimango immobile, la formicona
continua a trasportare il tocco di volatile che gronda sangue verde, bleah!!
Poi però le sue antenne si muovono e gira la testona verso di me. Molla il
suo trofeo ed emette quel suono legnoso che avevo sentito prima.
"Merda", borbotto, credo proprio che si sia accorta della mia presenza.
Non ci penso due volte e gli sparo una freccia. L'esplosione la fa a pezzi
e spetascia il pezzo di uccello che era rimasto. La testa della formica
rotola per aria con le chele che ancora si muovono . . . ma rotola proprio
verso di me!! Mi butto a terra e quella mi passa sopra sibilando. Si va a
stampare contro un tronco di un albero alle mie spalle.
Ahimé, ma dietro il formicozzo deceduto ne appaiono altri due, poi tre,
poi sei, otto . . . miiiii, un esercito!! Penso che l'idea migliore sia
correre e così faccio. Ma quelle bastarde sono veloci e sbatacchiano
festosamente le tenaglie, pronte ad affettarmi. Corro come un indemoniato
schivando tronchi e arbusti, ma quelle sono sempre dietro. Allora mi giro
e sparo una freccia nel mucchio. Due o tre formiche volano via, un'altra
esplode in zampe e sangue, ma questo non le fa desistere, anzi sembrano
più incazzate. Azz, mi sono rimaste solo due frecce, troppo poco contro un
esercito di formiche inferocite.
Corro, corro, non ho mai corso così nella mia vita reale, eppure non sento
fatica. meno male, sennò sarei già stato affettato dalle formicone. Sono
sempre più vicine le troie. Altra freccia, altri pezzi di insetto che
svolazzano, ma niente: quelle addirittura sono cresciute di numero e io ho
una freccia sola. E giù di nuovo a correre come se non avessi mai fatto
altro.
Le sento, sono vicine, le loro tenaglie stanno per affettarmi le chiappe .
. . all'improvviso la foresta finisce, mi ritrovo in una vasta distesa
verdeggiante e nel mezzo scorgo un edificio imponente: un castello. Mi
volto: le formiche si sono fermate proprio al limite della foresta, non
varcano la linea immaginaria che divide l'ampia distesa verde dalla selva
di alberi e arbusti a cui, evidentemente, sono abituate. Rimangono lì per
un po', poi fanno dietrofront e ad una ad una spariscono nella penombra
della foresta.
Tiro un sospiro di sollievo e mi guardo attorno: la distesa erbosa si
perde all'orizzonte e in mezzo ad essa il castello, talmente enorme che
l'occhio non riesce a inquadrarlo totalmente. Guardo il cielo ed è
violaceo con nubi filiformi, nessun sole, nessuna luna, solo una luce
diffusa che illumina a giorno un cielo a me alieno.
Mi incammino verso il castello, l'erba sotto i miei piedi è soffice e
umida di rugiada. Cammino per parecchio tempo prima di arrivare
all'imponente costruzione. Il castello è circondato da un ampio fossato
colmo d'acqua, anche le pareti granitiche del castello sono umide,
sembrano trasudare acqua. Il ponte levatoio è stranamente abbassato e il
portone, alto quasi sei metri, è socchiuso. Mi sembra abbastanza chiaro
che avanzo verso il portone per entrare nel castello . . cos'altro potrei
fare? Il legno del ponte lavatoio scricchiola un po' ma riesco ad arrivare
sano e salvo al portale.
Entro. Trovo una stanza rettangolare, forse dieci metri per cinque. Una
sala lunga e ampia, davanti al portone due armature argentee con tanto di
spadone, alte più di 2 metri, a terra un tappeto rosso e argento che copre
tutta la lunghezza della sala. E' un po' come una navata centrale di una
chiesa, solo senza le ali e il colonnato. Il resto delle pareti è nudo, là
sin dove arriva il tappeto. In fondo la stanza si apre in due scalinate
che salgono in direzioni opposte facendo una semicurva, sotto le scalinate
si apre una loggia con una statua alta forse 4 metri. Non riesco a
distinguerne la fisionomia perché è in penombra.
Muovo cautamente due passi sul soffice tappeto e, manco a farlo apposta,
le due armature alle mie spalle si animano, due occhi purpurei infuocati
si accendono nelle orbite vuote e incominciano ad avanzare minacciose. Azz,
non c'è un attimo di pace qui!!
Mi è rimasta una sola freccia, per cui dovrei aspettare che si avvicinino
per colpirle entrambe. Così fanno, si avvicinano contemporaneamente
convergendo nello stesso punto davanti a me. Sparo la freccia ai loro
piedi: volano via come vecchia ferraglia e si schiantano frantumantosi
contro le pareti. Quando ricadono a terra sono solo pezzi di latta
inanimata.
Ridacchio, me la sono cavata anche stavolta. D'improvviso però sento un
rumore alle mie spalle e il portone come per magia si chiude con un tonfo
che rimbalza per tutta la sala. Mi volto: la statua che era nella loggia
si sta muovendo ed è armata con un lungo spadone che sarà largo come la
mia testa e lungo più di due metri. Deglutisco: non ho più armi. Afferro
da terra una spada delle due armature che ho fatto saltare e mi accingo ad
affrontare questa nuova minaccia.
Ma dove vado con questa spada? L'unica è tentare di scappare su per una
delle scale. Corro verso quella direzione, la statua è ormai emersa
totalmente dalla loggia. E' enorme e raffigura un templare con tanto di
scudo crociato; i suoi occhi sono infuocati al pari dei suoi pargoli.
Corro verso la scala di sinistra, la statua si muove troppo lentamente per
fermarmi. Con mio disappunto quella spara un raggio rosso dagli occhi e mi
prende in pieno. Brucia tremendamente, un dolore lancinante e
insopportabile. Urlo, mi guardo il corpo, sento che ho perso energia, ma
non vedo ferite. Già , dimentico che sono un personaggio di Q2.
Ma allora? Allora se muoio forse posso ritornare nel mondo reale? E se non
fosse così?
Il mostro mi lancia un altro raggio, mi sfiora solamente, ma sento che mi
diminuisce ancora l'health. Poi la statua alza la spada e la cala sulla
mia testa. Non mi sposto, ho deciso di morire: se sono il pelatone forse
risorgerò nella mia stanza, almeno spero!!
La lama arriva, sento un dolore tremendo, ma è solo un attimo, poi tutto
diventa silenzio e tenebra.
|