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Sangue sul Quad - 3° Capitolo
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Il sentiero serpeggia giù fino a valle. E' una lunga scarpinata, ma quando arrivo giù non sono per niente stanco. La foresta è molto fitta, talmente tanto che al di sotto delle chiome degli alberi regna una penombra eterna. Ho come l'impressione che migliaia di occhi mi osservino, che centinaia di orecchie ascoltino.
Beh, da qualche parte dovrò pur andare, o no? M'incammino nella foresta, uno strano silenzio vi regna, solo il ronzio di qualche piccolo insetto lo spezza. Un silenzio spettrale che da i brividi, ma io sono il pelatone, non ho paura; avanzo comunque cautamente.

C'è un sentiero appena accennato tra i vari arbusti che fuoriescono dal terreno. Hanno strane forme 'ste piante, sembrano quasi mani deformi che si contorgono verso il cielo, congelate, trasformate in legno da qualche strano incantesimo.

Seguo il sentiero che si divincola tra i tronchi degli alberi, fa strane curve, quasi a 180 gradi, come se fosse stato segnato da un esploratore un po' brillo.

Comunque si avanza e, una volta inoltratomi nella foresta, incomincio a sentire un rumore. Dapprima molto lieve, poi man mano sempre più forte. Assomiglia un po' al tamburellio di bacchette di legno sbattute l'una contro l'altra.

Avanzando gli alberi si diradano, ma le chiome di essi, stranamente, creano ugualmente un tetto impenetrabile. Nella penombra vedo qualcosa muoversi, poi distinguo chiaramente qualcosa. Un essere a sei zampe che assomiglia in tutto e per tutto ad una formica. E' enorme, lunga forse tre metri e alta quanto me. Sta trasportando qualcosa . . . uh, è un pezzo dell'uccellaccio che ho silurato prima. Rimango immobile, la formicona continua a trasportare il tocco di volatile che gronda sangue verde, bleah!! Poi però le sue antenne si muovono e gira la testona verso di me. Molla il suo trofeo ed emette quel suono legnoso che avevo sentito prima.

"Merda", borbotto, credo proprio che si sia accorta della mia presenza. Non ci penso due volte e gli sparo una freccia. L'esplosione la fa a pezzi e spetascia il pezzo di uccello che era rimasto. La testa della formica rotola per aria con le chele che ancora si muovono . . . ma rotola proprio verso di me!! Mi butto a terra e quella mi passa sopra sibilando. Si va a stampare contro un tronco di un albero alle mie spalle.

Ahimé, ma dietro il formicozzo deceduto ne appaiono altri due, poi tre, poi sei, otto . . . miiiii, un esercito!! Penso che l'idea migliore sia correre e così faccio. Ma quelle bastarde sono veloci e sbatacchiano festosamente le tenaglie, pronte ad affettarmi. Corro come un indemoniato schivando tronchi e arbusti, ma quelle sono sempre dietro. Allora mi giro e sparo una freccia nel mucchio. Due o tre formiche volano via, un'altra esplode in zampe e sangue, ma questo non le fa desistere, anzi sembrano più incazzate. Azz, mi sono rimaste solo due frecce, troppo poco contro un esercito di formiche inferocite.

Corro, corro, non ho mai corso così nella mia vita reale, eppure non sento fatica. meno male, sennò sarei già stato affettato dalle formicone. Sono sempre più vicine le troie. Altra freccia, altri pezzi di insetto che svolazzano, ma niente: quelle addirittura sono cresciute di numero e io ho una freccia sola. E giù di nuovo a correre come se non avessi mai fatto altro.

Le sento, sono vicine, le loro tenaglie stanno per affettarmi le chiappe . . . all'improvviso la foresta finisce, mi ritrovo in una vasta distesa verdeggiante e nel mezzo scorgo un edificio imponente: un castello. Mi volto: le formiche si sono fermate proprio al limite della foresta, non varcano la linea immaginaria che divide l'ampia distesa verde dalla selva di alberi e arbusti a cui, evidentemente, sono abituate. Rimangono lì per un po', poi fanno dietrofront e ad una ad una spariscono nella penombra della foresta.

Tiro un sospiro di sollievo e mi guardo attorno: la distesa erbosa si perde all'orizzonte e in mezzo ad essa il castello, talmente enorme che l'occhio non riesce a inquadrarlo totalmente. Guardo il cielo ed è violaceo con nubi filiformi, nessun sole, nessuna luna, solo una luce diffusa che illumina a giorno un cielo a me alieno.

Mi incammino verso il castello, l'erba sotto i miei piedi è soffice e umida di rugiada. Cammino per parecchio tempo prima di arrivare all'imponente costruzione. Il castello è circondato da un ampio fossato colmo d'acqua, anche le pareti granitiche del castello sono umide, sembrano trasudare acqua. Il ponte levatoio è stranamente abbassato e il portone, alto quasi sei metri, è socchiuso. Mi sembra abbastanza chiaro che avanzo verso il portone per entrare nel castello . . cos'altro potrei fare? Il legno del ponte lavatoio scricchiola un po' ma riesco ad arrivare sano e salvo al portale.

Entro. Trovo una stanza rettangolare, forse dieci metri per cinque. Una sala lunga e ampia, davanti al portone due armature argentee con tanto di spadone, alte più di 2 metri, a terra un tappeto rosso e argento che copre tutta la lunghezza della sala. E' un po' come una navata centrale di una chiesa, solo senza le ali e il colonnato. Il resto delle pareti è nudo, là sin dove arriva il tappeto. In fondo la stanza si apre in due scalinate che salgono in direzioni opposte facendo una semicurva, sotto le scalinate si apre una loggia con una statua alta forse 4 metri. Non riesco a distinguerne la fisionomia perché è in penombra.

Muovo cautamente due passi sul soffice tappeto e, manco a farlo apposta, le due armature alle mie spalle si animano, due occhi purpurei infuocati si accendono nelle orbite vuote e incominciano ad avanzare minacciose. Azz, non c'è un attimo di pace qui!!

Mi è rimasta una sola freccia, per cui dovrei aspettare che si avvicinino per colpirle entrambe. Così fanno, si avvicinano contemporaneamente convergendo nello stesso punto davanti a me. Sparo la freccia ai loro piedi: volano via come vecchia ferraglia e si schiantano frantumantosi contro le pareti. Quando ricadono a terra sono solo pezzi di latta inanimata.

Ridacchio, me la sono cavata anche stavolta. D'improvviso però sento un rumore alle mie spalle e il portone come per magia si chiude con un tonfo che rimbalza per tutta la sala. Mi volto: la statua che era nella loggia si sta muovendo ed è armata con un lungo spadone che sarà largo come la mia testa e lungo più di due metri. Deglutisco: non ho più armi. Afferro da terra una spada delle due armature che ho fatto saltare e mi accingo ad affrontare questa nuova minaccia.

Ma dove vado con questa spada? L'unica è tentare di scappare su per una delle scale. Corro verso quella direzione, la statua è ormai emersa totalmente dalla loggia. E' enorme e raffigura un templare con tanto di scudo crociato; i suoi occhi sono infuocati al pari dei suoi pargoli.

Corro verso la scala di sinistra, la statua si muove troppo lentamente per fermarmi. Con mio disappunto quella spara un raggio rosso dagli occhi e mi prende in pieno. Brucia tremendamente, un dolore lancinante e insopportabile. Urlo, mi guardo il corpo, sento che ho perso energia, ma non vedo ferite. Già , dimentico che sono un personaggio di Q2.

Ma allora? Allora se muoio forse posso ritornare nel mondo reale? E se non fosse così?

Il mostro mi lancia un altro raggio, mi sfiora solamente, ma sento che mi diminuisce ancora l'health. Poi la statua alza la spada e la cala sulla mia testa. Non mi sposto, ho deciso di morire: se sono il pelatone forse risorgerò nella mia stanza, almeno spero!!

La lama arriva, sento un dolore tremendo, ma è solo un attimo, poi tutto diventa silenzio e tenebra.
 

 

DadaX Productions 2001